Il trucco anni 20 e ancor di più gli anni ’20 rappresentano uno dei passaggi fondamentali nella storia del make-up moderno. Dopo la Prima guerra mondiale cambiano la società, la moda, il ruolo della donna e il modo di rappresentare il volto.
Il trucco anni 20 nasce dall’incontro tra questi cambiamenti e una serie di innovazioni che coinvolgono il cinema, il teatro, la fotografia, la cosmetica e le tecnologie utilizzate per registrare l’immagine. Questo passaggio si inserisce nella più ampia storia del make up, che attraversa epoche, società e trasformazioni culturali.
Lo studio delle epoche, degli stili del make-up e dell’evoluzione dell’estetica non è quindi soltanto un approfondimento storico. È una materia che fa parte della preparazione professionale del make-up artist e che sviluppo nei miei percorsi formativi, dal Corso Truccatore dello Spettacolo e degli Audiovisivi di 500 ore riconosciuto dalla Regione Lazio al percorso Beauty Expert di 300 ore.
Nel percorso regionale questi contenuti si collegano alle competenze dedicate alla realizzazione del trucco e alla caratterizzazione del personaggio. Per comprendere come un’estetica possa essere ricostruita professionalmente è infatti necessario conoscere il periodo storico, il linguaggio del cinema e del teatro, la moda, la cosmetica e le tecniche utilizzate nelle diverse epoche.
Per questo ho scelto di raccogliere in questa sezione l’evoluzione dell’estetica del make-up attraverso i decenni, mettendo in relazione storia, cinema, teatro, moda, cosmetica e tecniche professionali.
Se vuoi comprendere come lo studio dell’estetica e della caratterizzazione si inserisca nella formazione professionale, puoi approfondire la UC4 – Trattamento dei trucchi speciali oppure consultare il Corso Truccatore dello Spettacolo e degli Audiovisivi riconosciuto dalla Regione Lazio.
Questo lavoro nasce anche da uno studio storico che porto avanti dal 2015 e che ho sviluppato nei miei libri dedicati alla storia del make-up, al trucco teatrale e alla storia del rossetto. La ricerca storica diventa così uno strumento per comprendere non soltanto come si truccava in una determinata epoca, ma soprattutto perché quell’estetica è nata.
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Gli anni ’20 e la nascita di una nuova estetica

La fine della Prima guerra mondiale apre una stagione di profonde trasformazioni. La Jazz Age, il Charleston, il proibizionismo e i nuovi modelli sociali contribuiscono alla nascita di un’immagine femminile diversa rispetto a quella dei decenni precedenti.
La figura della flapper diventa uno dei simboli più riconoscibili del periodo: capelli corti, abiti più liberi, nuova silhouette e un atteggiamento più indipendente.
Anche il make-up diventa più evidente. Il volto viene costruito attraverso sopracciglia, occhi, incarnato e labbra, mentre il cosmetico entra sempre più nella vita quotidiana.
Il rossetto assume inoltre un significato particolare. La sua diffusione accompagna una nuova idea di femminilità e di libertà, trasformandolo progressivamente da semplice cosmetico a vero simbolo sociale.
Il cinema cambia il volto

Uno dei protagonisti della trasformazione estetica degli anni ’20 è il cinema.
Nel cinema muto il volto deve comunicare senza l’aiuto della parola. Occhi, sopracciglia, bocca ed espressioni assumono quindi un’importanza straordinaria.
Il primo piano rende inoltre necessario progettare il trucco in funzione della macchina da presa. Un make-up che funziona dal vivo non produce necessariamente lo stesso risultato sullo schermo.
In questi anni il lavoro del truccatore cinematografico diventa quindi sempre più tecnico e specializzato.
Max Factor era già attivo nel cinema da diversi anni: nel 1914 aveva sviluppato il suo flexible greasepaint, studiato per rispondere alle esigenze della nuova immagine cinematografica.
La ricostruzione storica tradizionale colloca invece nel 1917 l’organizzazione da parte di George Westmore di uno dei primi reparti strutturati di make-up presso la Selig Polyscope. La data e soprattutto l’attribuzione del “primo reparto” sono state oggetto di discussione nella storiografia del cinema; è quindi più corretto considerare il 1917 come una tappa della progressiva professionalizzazione del make-up negli studi.
Sono due aspetti diversi della stessa trasformazione: da una parte l’evoluzione dei prodotti e delle tecniche, dall’altra la progressiva organizzazione professionale del lavoro di make-up all’interno della produzione cinematografica.
La pellicola ortocromatica e il trucco anni 20

Per comprendere il trucco anni 20 bisogna considerare anche la tecnologia della pellicola.
La pellicola ortocromatica non registrava i colori nello stesso modo in cui li percepisce l’occhio umano. Il rosso, in particolare, poteva apparire molto più scuro nell’immagine cinematografica.
Questo problema influenzava direttamente il lavoro del make-up artist. Un colore naturale sul volto poteva produrre un risultato completamente diverso davanti alla macchina da presa.
Per questa ragione il set poteva essere osservato anche attraverso un vetro blu, così da valutare più facilmente come le diverse tonalità sarebbero state registrate dalla pellicola.
Il rouge, per esempio, poteva risultare estremamente scuro e creare un’impressione di volto scavato. Il colore cosmetico doveva quindi essere scelto in funzione non soltanto dell’aspetto reale, ma anche della resa fotografica.
La tecnologia cinematografica entra così direttamente nella progettazione del trucco.
Dalla pellicola ortocromatica alla pancromatica
La progressiva diffusione della pellicola pancromatica modifica ulteriormente il rapporto tra colore e immagine.
Nel 1923 Eastman Kodak avvia la produzione commerciale di un nuovo supporto più stabile, più veloce e pancromatico. La transizione dall’ortocromatico al pancromatico diventa progressivamente sempre più importante nella produzione cinematografica.
La nuova pellicola permette una registrazione più equilibrata dello spettro visibile e porta i truccatori a ripensare basi, colori e correzioni.
Il passaggio non riguarda quindi soltanto la fotografia. Cambia anche il modo in cui il volto deve essere preparato per essere registrato dalla macchina da presa.
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La luce e il trucco anni 20

Pellicola e make-up non possono essere separati dall’illuminazione. Quando cambia la sorgente luminosa cambia anche il modo in cui il cosmetico viene percepito e registrato.
Un momento particolarmente importante arriva nel 1928, quando vengono realizzati test dedicati all’utilizzo delle lampade a incandescenza per le riprese cinematografiche.
Max Factor coinvolge il truccatore Edward Kaufman nei cosiddetti test Mazda. Le sperimentazioni prendono in considerazione le diverse caratteristiche delle pellicole, delle lampade a incandescenza e delle lampade ad arco.
Il risultato porta verso un make-up cinematografico capace di considerare insieme pellicola, luce, colore e intensità dell’illuminazione.
È uno dei passaggi che spiegano perché il make-up cinematografico stia diventando una vera disciplina tecnica.
Max Factor e la Color Harmony

In questo nuovo scenario Max Factor assume un ruolo fondamentale.
Il suo lavoro mette in relazione cosmetica, colore, luce e cinema. La Color Harmony rappresenta un modo più sistematico di progettare il make-up considerando l’incarnato, il colore degli occhi, i capelli e le condizioni nelle quali il volto deve essere ripreso.
La teoria del colore viene così collegata alla costruzione dell’immagine. Il make-up cinematografico non viene più concepito soltanto come abbellimento, ma come progettazione del volto in funzione della ripresa.
Questa evoluzione riguarda anche il teatro. Sul palcoscenico il colore è presente e deve confrontarsi con la sintesi additiva delle luci, che può modificare la percezione dei colori applicati sul volto e sui capelli.
Il trucco anni 20 tra occhi, sopracciglia e labbra

Gli occhi diventano uno degli elementi più caratteristici del periodo. Nel cinema muto devono essere leggibili ed espressivi, mentre il chiaroscuro permette di modificare otticamente la forma del volto.
Le sopracciglia vengono assottigliate e ridisegnate, contribuendo a cambiare l’espressione dello sguardo.
Anche le tecniche correttive cominciano a essere divulgate in maniera sempre più ampia. Il naso può essere modificato attraverso ombre e luci, gli occhi possono essere ingranditi otticamente e il mento può essere valorizzato o attenuato attraverso il chiaroscuro.
Alla fine degli anni ’20 troviamo persino tecniche per attenuare le occhiaie attraverso l’utilizzo di ceroni aranciati, molto prima della comparsa dei moderni correttori cosmetici.
La bocca assume invece forme molto precise. L’arco di Cupido viene accentuato e il contorno delle labbra può essere ridisegnato per ottenere una bocca più piccola e definita.
Queste tecniche non rappresentano semplicemente una moda. Sono strumenti di caratterizzazione e di costruzione dell’immagine.
Il rossetto negli anni ’20

Il rossetto è forse il cosmetico che meglio permette di osservare contemporaneamente l’evoluzione estetica, tecnologica e sociale del periodo.
Tra il 1915 e il 1923 il prodotto diventa progressivamente più pratico e portatile. Il meccanismo a stantuffo di Maurice Levy e successivamente il meccanismo ruotabile progettato da James Bruce Mason Jr. trasformano progressivamente lo stick in un oggetto adatto alla borsetta.
Negli anni ’20 compaiono inoltre nuove forme di rossetto, dispositivi particolari per modellare le labbra, lip gloss e prodotti che promettono maggiore durata e caratteristiche waterproof.
Nel 1928 il Kissproof Lipstick viene pubblicizzato come un rossetto capace di non macchiare fazzoletti, tazze e sigarette. Il suo stesso nome lega il prodotto all’idea di libertà e contribuisce a trasformare il rossetto in un vero linguaggio sociale.
Il rossetto diventa così contemporaneamente cosmetico, accessorio, prodotto industriale e simbolo di emancipazione.
Il cosmetico e l’evoluzione delle normative

La storia del make-up non riguarda però soltanto estetica e tecnologia. Anche le norme che regolano i cosmetici cambiano nel tempo.
Negli anni ’20 l’industria cosmetica americana è già un mercato importante, ma la regolamentazione federale dei cosmetici è ancora molto diversa da quella che conosciamo oggi.
La crescente attenzione alla sicurezza dei prodotti porta negli anni successivi a una maggiore attenzione verso ingredienti, coloranti, sicurezza e informazioni rivolte al consumatore.
Nel 1938 il Federal Food, Drug, and Cosmetic Act rappresenta una tappa fondamentale della regolamentazione federale americana dei cosmetici.
La storia del cosmetico diventa quindi anche storia della sicurezza, della tecnologia e della regolamentazione. È un tema particolarmente importante per comprendere l’evoluzione del rossetto e dell’industria cosmetica moderna.
Capelli, ciglia e immagine complessiva
Il cambiamento degli anni ’20 non riguarda soltanto il trucco.
Il bob, i capelli corti, le Finger Waves e i Pin Curls contribuiscono alla nuova silhouette, mentre le ciglia finte diventano uno strumento importante per enfatizzare lo sguardo, soprattutto nell’immagine cinematografica.
Volto, capelli, abito e trucco iniziano quindi a essere percepiti come parti di un’unica costruzione estetica.
Il trucco anni 20 come materia di studio
Studiare queste trasformazioni significa comprendere come il make-up sia passato progressivamente da una pratica cosmetica a una competenza sempre più legata alla progettazione dell’immagine.
La storia del cinema, del teatro, del make-up e degli stili delle diverse epoche costituisce una parte importante della formazione professionale del truccatore. È una materia che sviluppo nei miei percorsi formativi, dal Corso Truccatore dello Spettacolo e degli Audiovisivi di 500 ore al percorso Beauty Expert di 300 ore.
Lo studio dell’epoca permette al professionista di comprendere il rapporto tra estetica, personaggio, tecnica e linguaggio audiovisivo. Non si tratta quindi soltanto di sapere quale trucco utilizzare, ma di comprendere perché quel trucco appartiene a quel periodo e come deve essere ricostruito.
Questo lavoro nasce anche da una ricerca storica che porto avanti dal 2015 e che ho sviluppato nei miei libri dedicati alla storia del make-up, al trucco teatrale e alla storia del rossetto.
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Gli approfondimenti sugli anni ’20
Questo articolo rappresenta la mappa generale degli anni ’20. I singoli fenomeni che hanno contribuito alla trasformazione dell’estetica verranno sviluppati in articoli autonomi, collegati tra loro e a questa pagina madre.
- Flapper e nuova immagine femminile
- Il cinema muto e il make-up
- Pellicola ortocromatica e trucco cinematografico
- Pellicola pancromatica e make-up
- La luce cinematografica negli anni ’20
- L’illuminazione a incandescenza del 1928
- Max Factor e il make-up cinematografico
- La Color Harmony
- Trucco occhi anni ’20
- Sopracciglia anni ’20
- Trucco correttivo negli anni ’20
- Rossetto anni ’20
- Ciglia finte negli anni ’20
- Acconciature anni ’20
- Finger Waves
- Pin Curls
- Cosmetici degli anni ’20
- Evoluzione della regolamentazione dei cosmetici
Il trucco di un’epoca non si limita a riprodurre un’immagine: racconta la società, la tecnologia e il modo in cui quella società guardava al volto.
Dal trucco anni 20 agli anni ’30
Gli anni ’20 rappresentano soltanto l’inizio di una trasformazione che proseguirà nel decennio successivo. L’avvento del sonoro, la diffusione del colore, la Grande Depressione, l’evoluzione dell’industria cinematografica e le nuove ricerche cosmetiche porteranno a modificare ancora una volta l’estetica del volto.
Negli anni ’30 il rapporto tra cinema, tecnologia e make-up diventerà ancora più stretto e porterà a nuove soluzioni per la correzione delle forme, la resa del colore e la costruzione del personaggio.
È proprio seguendo questa evoluzione che possiamo comprendere come ogni decennio abbia costruito il proprio linguaggio estetico.
