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Proporzioni del viso: come leggere i rapporti del volto

Le proporzioni del viso descrivono i rapporti dimensionali e spaziali tra le diverse parti che compongono il volto. Per un Make-Up Artist, imparare a leggere questi rapporti significa andare oltre la semplice forma del viso e comprendere come occhi, naso, bocca, fronte, zigomi, mento e altre strutture siano distribuiti nello spazio.

Il make-up professionale, infatti, non consiste soltanto nella scelta dei cosmetici o nella loro applicazione. Prima ancora di progettare un trucco è necessario osservare il volto, riconoscerne la struttura e comprendere le relazioni tra le sue parti.

Se la forma del viso risponde alla domanda «che forma ha questo volto?», lo studio delle proporzioni risponde a una domanda diversa:

come sono rapportate tra loro le sue parti?

È da questa osservazione che nasce una progettazione consapevole del make-up.

Che cosa sono le proporzioni del viso

Le proporzioni del viso sono i rapporti che mettono in relazione tra loro le diverse dimensioni e distanze presenti nel volto.

Non riguardano quindi soltanto la lunghezza o la larghezza complessiva del viso, ma anche:

  • il rapporto tra altezza e larghezza;
  • la distribuzione degli spazi verticali;
  • la distanza tra gli occhi;
  • la relazione tra occhi, naso e bocca;
  • la larghezza degli elementi rispetto al volto;
  • la posizione delle sopracciglia;
  • i rapporti tra fronte, parte centrale e parte inferiore del viso;
  • la relazione tra le singole strutture anatomiche.

Questo significa che forma, proporzioni e volumi non sono la stessa cosa.

La forma descrive il perimetro e la configurazione generale del volto.

Le proporzioni descrivono i rapporti tra le sue parti.

I volumi riguardano invece la tridimensionalità delle strutture e il modo in cui piani, rilievi e depressioni costruiscono il volto.

Questa distinzione è fondamentale perché permette al Make-Up Artist di osservare il soggetto senza confondere caratteristiche diverse.

Proporzioni del viso, armonia e bellezza

Il rapporto tra proporzioni, armonia e bellezza ha una storia molto antica.

Per secoli la cultura occidentale ha cercato di individuare rapporti matematici capaci di descrivere l’equilibrio delle forme. La simmetria, la geometria e le proporzioni sono state utilizzate nell’arte, nell’architettura e nella rappresentazione del corpo umano come strumenti per comprendere e costruire l’armonia.

Anche la formazione professionale del make-up ha ereditato parte di questa impostazione.

Nel manuale, lo studio del volto viene infatti collegato alla ricerca di rapporti, geometrie e proporzioni che permettono di interpretare la figura umana nello spazio.

Ma c’è una distinzione importante da fare.

Una proporzione non è un voto di bellezza.

Un volto che non rispetta un determinato modello geometrico non è per questo meno bello, meno interessante o meno armonico.

I modelli proporzionali servono soprattutto a sviluppare la capacità di osservazione del professionista.

La proporzione aurea e il volto

Uno dei concetti più conosciuti quando si parla di proporzioni è la proporzione aurea, indicata con la lettera greca φ (phi).

Il suo valore viene generalmente espresso come 1,618 e la sua storia attraversa matematica, geometria, arte e filosofia. Nel corso dei secoli è stata interpretata come un rapporto capace di esprimere particolari forme di armonia.

Il tema della proporzione aurea è stato ripreso anche nella rappresentazione del corpo umano e nella cultura artistica del Rinascimento, dove geometria, spazialità e rapporti matematici divennero strumenti importanti per la ricerca estetica.

Nel mondo del make-up questo interesse arrivò a intrecciarsi con la progressiva sistematizzazione della professione, soprattutto attraverso il cinema e la ricerca di strumenti capaci di analizzare e modificare visivamente il volto.

È in questo contesto storico che si inseriscono figure come Max Factor, il Beauty Calibrator e successivamente il lavoro di Westmore nel cinema hollywoodiano.

La proporzione aurea è quindi un concetto importante per comprendere la storia dell’idea di armonia del volto, ma non deve essere trasformata in una formula attraverso la quale giudicare ogni persona.

Le proporzioni verticali del viso

 

Uno dei sistemi più utilizzati per leggere le proporzioni del volto riguarda la sua suddivisione verticale.

Osservando il volto frontalmente è possibile individuare tre grandi zone:

  1. dalla linea dell’attaccatura dei capelli alla linea delle sopracciglia;
  2. dalle sopracciglia alla base del naso;
  3. dalla base del naso al mento.

Questa suddivisione viene comunemente definita tre terzi del viso.

Il modello teorico tende a rappresentare i tre segmenti come equivalenti, ma il volto reale raramente corrisponde perfettamente a questa costruzione.

Ed è proprio qui che il modello diventa utile al Make-Up Artist: non come regola assoluta, ma come riferimento per riconoscere differenze, rapporti e caratteristiche individuali.

I tre terzi del viso

Proporzioni del viso: tre terzi e cinque moduli del volto

Lo studio dei tre terzi permette di osservare la distribuzione verticale del volto.

Un terzo può risultare visivamente più lungo o più corto rispetto agli altri. La differenza può dipendere dalla struttura ossea, dall’attaccatura dei capelli, dalla posizione delle sopracciglia, dalla conformazione del naso, dalla zona della bocca o dalla struttura mandibolare.

Per questo motivo non è sufficiente dire che un volto è «proporzionato» oppure «sproporzionato».

È più utile chiedersi:

quali sono i rapporti tra le sue diverse zone?

Questa lettura permette di trasformare una percezione generica in un’osservazione professionale.

Le proporzioni orizzontali del viso

Accanto alla suddivisione verticale esiste una seconda modalità di lettura: quella orizzontale.

Il volto può essere osservato attraverso una serie di moduli o intervalli che mettono in relazione la larghezza complessiva del viso con la posizione degli occhi e degli altri elementi.

Nella tradizione della morfologia del volto viene spesso utilizzato il modello dei cinque moduli, nel quale la larghezza di un occhio e gli spazi presenti tra gli elementi diventano riferimenti per analizzare la distribuzione orizzontale.

Anche in questo caso si tratta di un modello geometrico.

Non significa che ogni volto debba necessariamente essere diviso in cinque parti perfettamente uguali.

Significa piuttosto avere una griglia mentale attraverso la quale imparare a osservare.


I cinque moduli e la lettura orizzontale

Proporzione degli occhi 5 misure

La lettura orizzontale consente di prendere in considerazione:

  • larghezza complessiva del volto;
  • larghezza degli occhi;
  • distanza interpupillare;
  • spazio tra gli occhi;
  • larghezza del naso;
  • rapporto tra occhi e tempie;
  • posizione degli elementi rispetto all’asse centrale.

Questa modalità di osservazione è particolarmente importante perché due persone possono avere la stessa forma generale del viso ma proporzioni completamente differenti.

Un volto può essere, per esempio, generalmente ovale ma presentare occhi ravvicinati, un naso relativamente largo o una bocca stretta.

La classificazione della forma, da sola, non sarebbe sufficiente a descriverlo.

Le proporzioni tra occhi, naso e bocca

Una parte importante dello studio delle proporzioni riguarda i rapporti tra i singoli elementi del volto.

Il manuale propone una serie di riferimenti tradizionali utilizzati per analizzare queste relazioni. Tra questi troviamo la distanza tra gli occhi, il rapporto tra la lunghezza del viso e quella del naso, le relazioni tra labbra, occhi e bocca, la posizione delle sopracciglia e alcuni riferimenti anatomici delle orecchie.

Sono esempi di rapporti di riferimento, non di leggi universali.

Per esempio, uno dei modelli tradizionali considera la distanza tra gli occhi equivalente alla larghezza di un occhio. Un altro mette in relazione la larghezza della bocca con la distanza tra le iridi.

Questi rapporti possono aiutare l’allievo a sviluppare un occhio analitico.

Ma il professionista deve sempre tornare al volto reale.

Proporzioni del viso e simmetria non sono la stessa cosa

Proporzione e simmetria sono due concetti differenti.

La proporzione riguarda il rapporto dimensionale e spaziale tra le parti. La simmetria riguarda invece la corrispondenza tra il lato destro e il lato sinistro rispetto a un asse.

Un volto può quindi presentare proporzioni equilibrate ma una certa asimmetria. Allo stesso modo, può presentare una buona simmetria generale ma rapporti dimensionali differenti da quelli dei modelli teorici.

Questa distinzione è fondamentale soprattutto nel make-up professionale, perché il volto umano non è una costruzione geometrica perfetta. Nel trucco sposa, questa capacità di leggere proporzioni e asimmetrie diventa parte della progettazione personalizzata del look.

L’asimmetria, inoltre, non deve essere automaticamente interpretata come un difetto.

Il volto reale non segue una formula matematica

Simmetria e proporzioni del viso

Uno dei rischi dello studio delle proporzioni consiste nel trasformare un modello teorico in una regola rigida.

La realtà è molto più complessa.

Il manuale sottolinea come la varietà dei volti umani renda insufficiente la riduzione a pochi modelli e come molti volti combinino caratteristiche differenti. Le forme e i rapporti devono quindi essere utilizzati come punti di partenza per l’osservazione individuale.

Questo principio è essenziale.

Il Make-Up Artist non lavora su un volto ideale.

Lavora su una persona reale.

E una persona reale può avere:

  • un terzo superiore più lungo;
  • occhi più ravvicinati;
  • una mandibola asimmetrica;
  • un naso più largo rispetto al modello teorico;
  • labbra di dimensioni differenti;
  • sopracciglia non perfettamente simmetriche;
  • una combinazione di caratteristiche appartenenti a più tipologie morfologiche.

Tutte queste informazioni fanno parte della lettura professionale.

Proporzioni del viso e diversità dei volti

È importante anche evitare di utilizzare i modelli proporzionali come strumenti per stabilire gerarchie estetiche tra persone diverse.

Le proporzioni appartengono alla struttura individuale del volto e non devono essere utilizzate per costruire giudizi sull’etnia o sull’identità di una persona.

Sottolineo esplicitamente che le proporzioni non sono legate all’etnia e che la varietà dei volti rende necessario un approccio individualizzato.

Per il Make-Up Artist questo significa imparare a riconoscere la struttura senza cercare necessariamente di ricondurla a un unico modello ideale.

Come leggere le proporzioni del viso prima del make-up

Lo studio delle proporzioni entra in gioco prima della progettazione del trucco.

L’osservazione professionale può procedere dalla visione generale verso i dettagli.

Prima si considera il volto nel suo insieme.

Poi si osservano:

  • altezza e larghezza;
  • distribuzione dei tre terzi;
  • rapporti orizzontali;
  • posizione degli occhi;
  • larghezza e posizione del naso;
  • dimensioni e posizione della bocca;
  • sopracciglia;
  • mento e mandibola;
  • eventuali asimmetrie;
  • caratteristiche individuali.

In questo modo il Make-Up Artist costruisce una vera e propria mappa visiva del volto.

Solo dopo questa fase diventa possibile progettare consapevolmente l’intervento di make-up.

Dalle proporzioni alla progettazione del make-up

Progettazione del make up

Conoscere le proporzioni non significa necessariamente volerle modificare.

Questa è una distinzione importante.

Lo studio morfologico serve innanzitutto a capire.

Successivamente, in base all’obiettivo del trucco, il professionista può decidere se valorizzare una caratteristica, armonizzarla visivamente oppure, nel trucco scenico e audiovisivo, modificarne la percezione.

Il passaggio dalla lettura delle proporzioni alla modifica visiva appartiene però a un altro livello di studio: quello del chiaroscuro, della volumetria e delle tecniche di applicazione.

È proprio per questo che, nel Manuale del Make-Up Artist, proporzioni e chiaroscuro devono rimanere concetti collegati ma distinti.

Il modello ideale e il volto reale

Nella storia del make-up il volto ovale è stato spesso utilizzato come riferimento ideale di equilibrio.

Il manuale stesso evidenzia però che il volto ovale perfettamente corrispondente al modello teorico è raro e che anche una piccola variazione può produrre una diversa combinazione morfologica.

Questo porta a una considerazione fondamentale:

il modello serve per imparare a osservare, non per giudicare il volto.

Il valore professionale della conoscenza delle proporzioni non consiste quindi nel trovare persone che corrispondano perfettamente a una formula.

Consiste nel riconoscere come ogni volto si discosta, si avvicina o combina diversi modelli.

Perché le proporzioni del viso sono importanti nel make-up professionale

Un Make-Up Artist che conosce le proporzioni possiede uno strumento di analisi che gli permette di progettare il trucco in modo più consapevole.

La conoscenza dei rapporti del volto aiuta a:

  • osservare prima di applicare;
  • distinguere una caratteristica strutturale da una percezione soggettiva;
  • comprendere i rapporti tra le diverse parti;
  • riconoscere asimmetrie e differenze;
  • progettare un intervento coerente con il soggetto;
  • comprendere come il volto possa essere valorizzato o interpretato;
  • costruire, nel trucco audiovisivo, una lettura più precisa della fisionomia del personaggio.

La formazione sulle proporzioni non è quindi un esercizio puramente matematico.

È un esercizio di osservazione professionale.

Dal rapporto matematico alla percezione visiva

La geometria permette di descrivere il volto. Il make-up permette invece di intervenire sulla sua percezione. È qui che lo studio delle proporzioni incontra quello della luce, dell’ombra, del colore e dei volumi.

Una variazione visiva può infatti modificare il modo in cui percepiamo una distanza, una profondità o una dimensione. Ma questo non significa che la struttura anatomica cambi realmente.

Il volto rimane quello che è. È la percezione visiva del volto che può essere interpretata attraverso gli strumenti del make-up.

Proporzioni del viso: una competenza, non una formula

Studiare le proporzioni del viso significa imparare a riconoscere rapporti. Non significa imparare una serie di misure da applicare indistintamente a ogni persona.

I tre terzi, i cinque moduli, la proporzione aurea e i rapporti tra occhi, naso, bocca e altre strutture sono strumenti attraverso i quali il Make-Up Artist costruisce una propria capacità di lettura.

Il volto reale rimane sempre più complesso del modello. Ed è proprio questa complessità a rendere necessaria la preparazione professionale.

Il modello geometrico insegna a osservare. L’esperienza insegna a interpretare.

La tecnica permette infine di trasformare quell’osservazione in un progetto di make-up.

🎓 Questo argomento nella formazione professionale

La lettura delle proporzioni, della struttura e delle caratteristiche del volto costituisce una parte importante della preparazione del Make-Up Artist.

Nel percorso regionale per Truccatore dello spettacolo e degli audiovisivi, la capacità di osservare la conformazione anatomica e le caratteristiche fisiche del soggetto rientra nelle competenze professionali previste dalla Unità di Competenza 1 – Rappresentazione trucco cine-audiovisivo. La documentazione regionale include infatti la capacità di riconoscere e valutare la conformazione anatomica e le caratteristiche fisiche del soggetto sul quale effettuare il trucco scenico.

→ Approfondisci l’Unità di Competenza 1 – Rappresentazione trucco cine-audiovisivo

Dal Manuale del Make-Up Artist: dove proseguire

Lo studio delle proporzioni costituisce uno dei passaggi fondamentali nella costruzione dello sguardo professionale.

Dopo aver imparato a riconoscere la forma del viso, è necessario comprendere come le sue parti sono rapportate tra loro.

Da qui si aprono diversi approfondimenti:

  • I tre terzi del viso
  • I cinque moduli del volto
  • La proporzione aurea del viso
  • Le proporzioni di occhi, naso e bocca
  • Come misurare le proporzioni del viso
  • Simmetria e proporzioni del volto

Successivamente, la lettura delle proporzioni potrà incontrare lo studio di chiaroscuro e volumetria, dove il Make-Up Artist impara a comprendere come luce, ombra e contrasto possano modificare la percezione delle strutture.

Conclusione

Studiare le proporzioni del viso non significa cercare un volto perfetto. Significa imparare a leggere i rapporti che costruiscono un volto.

La geometria offre modelli, la morfologia offre categorie, l’anatomia permette di comprenderne la struttura e l’osservazione professionale consente di interpretare la persona reale.

Per questo le proporzioni non devono diventare una gabbia. Devono diventare uno strumento di conoscenza. Un buon Make-Up Artist non guarda un volto per stabilire quanto si avvicini a un modello ideale.

Lo guarda per capire come è costruito, quali rapporti lo caratterizzano e quale progetto di make-up possa rispettarne, valorizzarne o interpretarne l’identità.

Perché prima di correggere un volto bisogna saperlo leggere.

E prima ancora di leggerlo, bisogna imparare a osservarlo.

Antonio Ciaramella

Sono Antonio Ciaramella, un appassionato del mondo della bellezza e dell’arte fin dalla mia infanzia. Ho coltivato sin da piccolo una profonda connessione con l’estetica e l’espressione artistica. Sono autore di Make up 100 anni allo Specchio, Make up il Codice teatrale, Il Rossetto, la storia, il simbolo, il cosmetico. i miei blog antoniociaramella.it e timelessbeauty.it

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