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Il make-up sulla pelle matura: la mia idea di bellezza reale

Ci sono molti modi per parlare di make-up sulla pelle matura. Si può parlare di skincare, di preparazione della pelle, di fondotinta, di texture, di correttori, di polveri, di ingredienti e di tutti quei piccoli accorgimenti tecnici che permettono di ottenere un risultato più armonioso.

Ed è giusto parlarne. Della parte tecnica della pelle matura ho già parlato e continuerò a parlare nei miei articoli, perché conoscere la pelle è fondamentale per un make-up professionale.

Qui voglio parlare di un’altra cosa.

Voglio parlare di come, secondo me, dovrebbe essere il make-up di una donna matura.

E soprattutto voglio parlare di una cosa che considero ancora più importante della tecnica: la bellezza reale.

Non esiste un make-up “per nascondere l’età”

Quando si parla di make-up sulla pelle matura, troppo spesso si parte da una premessa sbagliata: bisogna correggere, coprire, cancellare.

Cancellare le rughe. Coprire le macchie. Nascondere le discromie. Sollevare otticamente il viso. Togliere anni.

Io non penso che questo debba essere il punto di partenza.

Il make-up, per me, non nasce per cancellare una persona. Nasce per valorizzarla.

Una donna di cinquanta, sessanta o settant’anni non ha bisogno di essere truccata per sembrare una donna di trenta.

Ha bisogno di essere truccata per essere la versione più bella possibile di se stessa.

Il vero beauty non è quello che vediamo sulle riviste

Amo il beauty editoriale. Fa parte della cultura del make-up e rappresenta uno spazio straordinario di ricerca, creatività e sperimentazione.

Ma il beauty editoriale e il beauty della vita reale non sono la stessa cosa.

Su una pagina di una rivista posso vedere un incarnato estremamente luminoso, un colore particolare, una forma esasperata, un occhio costruito per essere fotografato, una pelle che diventa quasi una superficie grafica.

È bellissimo.

Ma una donna che esce di casa per andare a una cerimonia non è una pagina di una rivista.

La mamma dello sposo non è una modella. La manager che deve partecipare a una cena di lavoro non è un’immagine editoriale. La donna che non è abituata a truccarsi non deve improvvisamente sentirsi trasformata in qualcun’altra.

Il mio lavoro, in questi casi, è un altro.

Devo capire chi ho davanti. Devo capire quanto trucco quella persona è abituata a portare. Devo capire cosa le piace e cosa non le piace. Devo osservare il viso, ma anche il modo in cui quella donna guarda se stessa allo specchio.

Perché il make-up non viene indossato soltanto sulla pelle. Viene indossato insieme alla propria identità.

Una donna matura non deve imparare a truccarsi come una ragazza

Questa è una delle idee alle quali tengo maggiormente.

Il make-up cambia perché cambia il volto. Ma non significa che dobbiamo applicare regole rigide alle donne mature.

Non credo nel concetto secondo cui dopo una certa età si debba necessariamente usare meno colore, meno trucco, niente shimmer, niente rossetto acceso o soltanto prodotti opachi. Sono regole troppo semplici per una cosa complessa come il volto umano.

Una donna può avere sessant’anni e amare un rossetto intenso. Può averne settanta e desiderare un make-up luminoso. Può avere cinquant’anni e non voler essere truccata quasi per niente.

La tecnica deve essere al servizio della persona, non la persona al servizio della tecnica.

Il make-up deve abbellire, non dimostrare quanto siamo bravi

Un make-up artist può essere bravissimo tecnicamente. Può saper costruire una pelle perfetta, realizzare una sfumatura impeccabile, correggere qualsiasi imperfezione e conoscere centinaia di prodotti.

Ma alla fine, davanti allo specchio, resta una domanda molto semplice:

Quella donna si sente più bella?

Per me è questa la misura del lavoro.

Non quanto abbiamo applicato. Non quanti prodotti abbiamo utilizzato. Non quanto il nostro make-up sia tecnicamente spettacolare.

Se guardandosi allo specchio la persona pensa: “Mi vedo bene”, allora abbiamo fatto qualcosa di importante.

Se invece pensa: “Non mi riconosco”, anche il make-up più perfetto del mondo, per me, ha fallito qualcosa.

La pelle matura non deve sembrare giovane. Deve sembrare bella.

Questa frase riassume abbastanza bene il mio modo di lavorare.

Una pelle matura ha una storia. Ha espressione. Ha linee. Ha cambiamenti di volume, di texture e di luminosità.

E il make-up non deve necessariamente combattere tutto questo. Deve imparare a conviverci elegantemente.

Una buona base, secondo me, non è quella che cancella completamente la texture della pelle. È quella che riesce a rendere l’incarnato più uniforme, luminoso e armonioso senza trasformarlo in una maschera.

La differenza può essere sottilissima. Ed è proprio per questo che il make-up sulla pelle matura richiede sensibilità.

Meno prodotto non significa necessariamente meno trucco

Questo è un altro equivoco frequente.

Quando parlo di leggerezza non intendo necessariamente “mettere poco prodotto”. Un make-up può essere molto sofisticato e avere moltissimi passaggi senza risultare pesante.

La leggerezza è soprattutto una questione di progettazione.

Dove correggere. Dove illuminare. Dove lasciare la pelle più naturale. Dove costruire intensità. Dove fermarsi.

Il make-up professionale, soprattutto su una pelle matura, è spesso fatto più di sottrazioni che di aggiunte. Non perché bisogna avere paura del trucco, ma perché ogni prodotto deve avere una ragione.

E poi c’è la donna che non si trucca

Questa è una situazione che mi interessa particolarmente.

Quando una persona è abituata al make-up, spesso sa già cosa vuole. Ha i suoi prodotti, ha le sue abitudini, ha una propria idea di bellezza.

Ma cosa succede quando davanti a noi c’è una donna che normalmente non si trucca?

In quel caso il primo errore sarebbe farle indossare improvvisamente il nostro concetto di make-up. Il risultato potrebbe essere tecnicamente perfetto e completamente sbagliato per lei.

Io preferisco partire da una domanda molto più semplice:

“Come vuoi sentirti quando ti guarderai allo specchio?”

Da lì comincia il vero lavoro.

Forse vuole soltanto avere un incarnato più uniforme. Forse vuole valorizzare gli occhi. Forse vuole finalmente indossare un rossetto che non ha mai avuto il coraggio di mettere. Forse vuole sentirsi elegante per il matrimonio di sua figlia. Forse vuole semplicemente guardarsi e pensare: “Oggi mi piaccio”.

Il make-up deve ascoltare queste cose.

La mamma dello sposo, la manager, la professionista: il beauty della vita reale

È qui che, personalmente, trovo uno degli aspetti più interessanti del make-up sulla pelle matura.

Non esiste soltanto il trucco da fotografia. Esiste il trucco che deve vivere.

Una mamma dello sposo dovrà abbracciare, sorridere, commuoversi, mangiare, parlare, stare sotto la luce, essere fotografata e vivere una giornata lunghissima.

Una manager può avere una riunione alle nove del mattino e una cena di lavoro alle otto di sera.

Una professionista può voler apparire curata senza sembrare truccata.

Una donna invitata a una cerimonia può voler essere elegante senza sentirsi mascherata.

Sono tutte situazioni diverse. Eppure hanno qualcosa in comune:

il make-up deve accompagnare la persona, non prendere il suo posto.

Questa per me è la vera idea di beauty quotidiano. Per chi vuole approfondire come la pelle cambia con l’età e perché la cura della pelle diventa importante, è utile anche il punto di vista della American Academy of Dermatology.

La luminosità non è il nemico della pelle matura

Per anni abbiamo sentito dire che sulla pelle matura bisogna eliminare tutto ciò che è luminoso. Io non sono d’accordo.

Bisogna distinguere tra una luminosità studiata e un effetto indiscriminatamente lucido.

La luminosità può essere bellissima. Può dare vita al viso. Può restituire freschezza. Può valorizzare lo zigomo, lo sguardo, le labbra.

Il problema non è la luminosità. Il problema è dove, come e quanto utilizzarla.

Il mio obiettivo non è ringiovanire una donna

È una parola che nel mondo della bellezza viene utilizzata continuamente: “ringiovanire”.

Io preferisco un’altra parola: valorizzare.

Perché valorizzare significa partire da ciò che c’è. Non negarlo. Non combatterlo. Non vergognarsene.

Significa osservare un volto e capire quali sono le sue caratteristiche più interessanti: gli occhi, la bocca, la struttura del viso, la qualità della pelle, l’espressione, la personalità.

E costruire il make-up intorno a tutto questo.

Il make-up migliore è quello che, alla fine, non si vede per primo

Quando guardo una donna truccata, non voglio che la prima cosa che noto sia il make-up.

Voglio vedere la donna.

Voglio vedere gli occhi prima dell’ombretto. Il sorriso prima del rossetto. La pelle prima del fondotinta. L’espressione prima della tecnica.

Questo non significa realizzare un make-up invisibile. Significa realizzare un make-up coerente con la persona.

La mia idea di make-up sulla pelle matura

Se dovessi riassumere tutto in poche parole, direi questo:

non voglio togliere anni a una donna. Voglio darle bellezza.

Voglio che la pelle sia curata e preparata. Voglio che l’incarnato sia armonioso. Voglio che il colore abbia un senso. Voglio che gli occhi siano valorizzati. Voglio che le labbra abbiano presenza. Voglio che tutto sia proporzionato.

Ma soprattutto voglio che, quando quella donna si guarderà allo specchio, riconosca se stessa.

Magari un po’ più luminosa. Magari più elegante. Magari più sicura. Magari semplicemente più bella.

Ma sempre lei.

Perché per me questo è il vero make-up sulla pelle matura.

Non nascondere l’età. Non dimostrare la tecnica. Non inseguire un’immagine irreale di giovinezza.

Abbellire una persona reale, nel modo più autentico possibile.

Approfondisci la pelle matura

Per gli aspetti tecnici della preparazione e della cura della pelle matura puoi consultare anche la guida sulla pelle matura, l’articolo dedicato alla pelle matura secca e quello sulla pelle matura sensibile. Per la fase che precede il trucco, ho approfondito anche come preparare la pelle matura prima del make-up e come costruire una preparazione completa tra skincare e make-up.

Antonio Ciaramella

Sono Antonio Ciaramella, un appassionato del mondo della bellezza e dell’arte fin dalla mia infanzia. Ho coltivato sin da piccolo una profonda connessione con l’estetica e l’espressione artistica. Sono autore di Make up 100 anni allo Specchio, Make up il Codice teatrale, Il Rossetto, la storia, il simbolo, il cosmetico. i miei blog antoniociaramella.it e timelessbeauty.it

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