Il grigio primario è un concetto che, nel make-up, può sembrare lontano dalla pelle e dal fondotinta. In realtà ci porta direttamente dentro uno dei temi più interessanti della base: come si costruisce un colore della pelle attraverso il rapporto tra diverse componenti cromatiche.
Nel modello tradizionale della teoria del colore che utilizziamo nella formazione artistica, il rosso, il giallo e il blu rappresentano i tre primari. Dalla loro combinazione possiamo ottenere una neutralizzazione che, nel linguaggio didattico, viene spesso ricondotta al cosiddetto grigio primario.
Ma quando passiamo dalla teoria ai pigmenti reali, la situazione diventa più complessa. Il risultato della miscela non è necessariamente un grigio neutro perfetto: può tendere verso bruni, terre e colori neutralizzati. Ed è proprio questa distanza tra il modello teorico e il comportamento concreto dei pigmenti a rendere il tema interessante per un Make-Up Artist.
Il grigio primario e la costruzione del colore della pelle
La pelle non è un colore semplice. È una superficie multicromatica, nella quale convivono diverse componenti cromatiche e che viene percepita in relazione alla luce, alla superficie cutanea e ai colori circostanti.
Per questo motivo, quando parliamo di colore della pelle, non è sufficiente cercare una singola tonalità. Dobbiamo ragionare sulle proporzioni tra componenti diverse.
Il principio è simile a quello che utilizziamo quando modifichiamo un colore sulla tavolozza: cambiando il rapporto tra rosso, giallo e blu possiamo spostare la composizione verso una direzione cromatica differente.
Questa impostazione è coerente con il modo in cui la teoria del colore viene utilizzata nel make-up: non come una serie di ricette assolute, ma come uno strumento per osservare, interpretare e progettare il colore.
Per approfondire questo tema puoi leggere anche la teoria del colore nel make-up e l’articolo sui colori primari e sui diversi sistemi cromatici.
Grigio primario e formulazione del fondotinta
Il passaggio più interessante avviene quando smettiamo di parlare soltanto di pittura e iniziamo a osservare ciò che accade nei cosmetici.
Una formulazione di fondotinta può contenere diverse componenti pigmentarie. Tra quelle utilizzate nelle basi troviamo, per esempio, gli ossidi di ferro, tra cui:
- CI 77491, ossido di ferro rosso;
- CI 77492, ossido di ferro giallo;
- CI 77499, ossido di ferro nero.
Alcune formulazioni possono comprendere anche ultramarini, indicati con CI 77007. Un esempio professionale è rappresentato da una formulazione di Kryolan che dichiara, tra i pigmenti che possono essere presenti, biossido di titanio, ossidi di ferro e ultramarini.
Questo non significa che tutti i fondotinta abbiano la stessa composizione. Al contrario: le formulazioni cambiano in funzione della tecnologia, della texture, della coprenza, del formato e della gamma cromatica che il produttore vuole ottenere.
La cosa importante, quindi, non è imparare una formula fissa, ma comprendere il rapporto tra le diverse componenti.
Biossido di titanio: la componente bianca e il valore
All’interno di questo ragionamento non possiamo dimenticare il biossido di titanio, identificato in cosmetica come CI 77891.
Il biossido di titanio è un pigmento minerale bianco molto utilizzato nei cosmetici decorativi. Nella nostra lettura cromatica possiamo metterlo in relazione al concetto di Tint: non perché “il biossido di titanio sia la Tint” in senso letterale, ma perché la sua presenza può contribuire a ottenere l’effetto cromatico che associamo all’aggiunta del bianco, cioè aumentare il valore e rendere la composizione più chiara.
È una distinzione importante. Tint è il risultato cromatico dell’aggiunta di bianco; il biossido di titanio è uno dei pigmenti che può contribuire a produrre quell’effetto nella formulazione.
Il biossido di titanio ha inoltre una funzione opacizzante e, a seconda della forma e dell’impiego, può avere altre funzioni cosmetiche. Per questo non dobbiamo ridurre la sua presenza nella formula alla sola idea di “schiarente”.
Il nero e il concetto di Shade
All’estremo opposto troviamo il nero. Nella nostra classificazione Shade indica una variazione ottenuta attraverso l’aggiunta del nero: il valore si abbassa e la composizione diventa più scura.
Nelle formulazioni cosmetiche il nero può quindi contribuire alla costruzione della profondità della tonalità. Ma anche in questo caso non dobbiamo immaginare un rapporto meccanico del tipo “più nero = semplicemente più scuro”. La quantità e il rapporto con gli altri pigmenti influenzano il risultato cromatico complessivo.
Quando bianco e nero sono presenti nella stessa composizione, inoltre, la loro relazione può produrre una componente acromatica, cioè una componente priva di una dominante cromatica propria. Il grigio acromatico, in questo senso, può emergere dalla relazione tra bianco e nero senza che sia necessariamente presente un pigmento “grigio” separato.
Grigio primario e rapporto tra i pigmenti
È qui che, secondo me, la teoria del colore diventa realmente utile per chi lavora con il make-up.
Quando diciamo che una base è più gialla, più rossa, più calda, più fredda o più neutra, non stiamo necessariamente parlando di un unico pigmento responsabile di quella caratteristica.
Stiamo parlando del rapporto tra le diverse componenti cromatiche presenti nella formulazione.
“Più giallo” significa, in questo contesto, che la componente gialla ha un peso relativo maggiore rispetto alle altre componenti. Lo stesso principio vale per il rosso, il blu e gli altri pigmenti utilizzati nella costruzione della tonalità.
Per questo motivo non possiamo trasformare la formulazione di un fondotinta in una formula universale:
- una maggiore componente gialla può spostare la composizione verso una direzione più gialla;
- una maggiore componente rossa può contribuire a una direzione più calda;
- una componente blu può contribuire a modificare e neutralizzare alcune dominanti cromatiche;
- bianco e nero intervengono soprattutto sulla modulazione del valore e della profondità, ma influenzano anche il risultato cromatico complessivo.
Il risultato finale nasce dall’insieme.
Perché in alcune formulazioni compare il blu?
Questa è forse la domanda più interessante che nasce da tutto il ragionamento.
Se prendiamo rosso e giallo e li combiniamo, otteniamo una direzione calda, vicina all’arancio. Per costruire colori più neutralizzati e avvicinarsi a determinate gamme di incarnato, può diventare utile introdurre una componente complementare.
È qui che il blu può assumere un ruolo interessante.
Ma attenzione: non significa che il blu sia presente in tutti i fondotinta freddi, né che sia obbligatoriamente presente nelle basi Deep o Deep Dark. Le formulazioni commerciali sono molto diverse tra loro.
La presenza dell’ultramarino è però documentata anche nelle formulazioni cosmetiche. Un esempio professionale è la gamma di pigmenti dichiarata per il Digital Complexion Fluid Foundation di Kryolan, che include, tra i pigmenti possibili, Ultramarines CI 77007 insieme a biossido di titanio e ossidi di ferro.
Il tema diventa ancora più interessante quando parliamo di fondotinta destinati alle pelli più scure. Una ricerca presentata all’American Chemical Society nel 2025 ha studiato l’impiego dell’ultramarino blu nelle formulazioni per tonalità più profonde. I ricercatori hanno osservato che l’utilizzo del blu può ampliare la gamma cromatica e ridurre il problema dell’aspetto grigiastro o “ashy” che può comparire quando si ricorre a elevate quantità di nero per ottenere profondità.
La stessa ricerca ha evidenziato che il rapporto tra nero e blu, insieme al tipo di pigmento bianco utilizzato, può modificare sensibilmente il risultato finale. Questo è un esempio concreto di ciò che stiamo dicendo: non esiste un pigmento che, da solo, “decide” il colore della base. È la formulazione nel suo insieme a costruire il risultato.
Il fondotinta non è semplicemente un colore da scegliere
Per un Make-Up Artist questo cambia completamente il modo di guardare una base.
Un fondotinta non è soltanto un prodotto beige, dorato, rosato o neutro da confrontare con la pelle. È il risultato di una costruzione cromatica nella quale pigmenti diversi vengono combinati, modulati e bilanciati.
Il colore che vediamo sulla confezione o sulla tavolozza è soltanto il punto di partenza. Una volta applicato sulla pelle entra in relazione con la superficie cutanea, con la luce, con la quantità di prodotto e con tutto ciò che circonda il volto.
Per questo la conoscenza della teoria del colore non serve soltanto a scegliere una tonalità. Serve a capire perché quella tonalità funziona, perché un’altra cambia sulla pelle e come possiamo intervenire quando il colore non è quello che stiamo cercando.
È lo stesso principio che sta alla base del lavoro professionale sulla pelle: prima osservare, poi interpretare e infine progettare.
Dal grigio primario alla pelle: una teoria che diventa pratica
Il percorso che parte dal grigio primario ci porta quindi molto più lontano di una semplice esercitazione cromatica.
Ci mostra che il colore della pelle può essere letto come una composizione complessa e che anche il fondotinta può essere studiato attraverso la relazione tra cromaticità, valore e proporzioni dei pigmenti.
Il rosso, il giallo e il blu ci aiutano a ragionare sulla componente cromatica. Il biossido di titanio ci permette di comprendere il ruolo del bianco e del valore. Il nero interviene sulla profondità. Le combinazioni tra queste componenti possono produrre neutralizzazioni, variazioni cromatiche e differenti direzioni dell’incarnato.
Ma la cosa più importante è non trasformare questi principi in ricette rigide.
La teoria del colore serve a capire la composizione. La formulazione cosmetica serve a trasformare quella composizione in un prodotto reale.
E per chi fa questo mestiere, comprendere entrambe significa smettere di vedere il fondotinta come un semplice prodotto da scegliere e iniziare a considerarlo per quello che realmente è: uno strumento di progettazione del colore della pelle.
Una domanda per il prossimo approfondimento
Se il blu può comparire anche in alcune formulazioni destinate alle tonalità Deep e Deep Dark, perché viene utilizzato e che cosa cambia realmente nel colore della base?
È proprio da questa domanda che possiamo entrare ancora più a fondo nella formulazione dei fondotinta per le pelli profonde e nel rapporto tra ultramarino, ossidi di ferro, biossido di titanio e resa finale sulla pelle.
Perché conoscere il colore non significa soltanto riconoscerlo.
Significa capire come è stato costruito.
Nota: i riferimenti a pigmenti e formulazioni descrivono principi e ingredienti documentati in specifici prodotti o studi; non rappresentano una formula universale per tutti i fondotinta.
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