Parlare di colori primari significa entrare nel cuore della teoria del colore. Il termine sembra semplice, ma in realtà assume significati differenti a seconda del sistema utilizzato: luce, pigmenti, stampa, pittura o classificazione artistica.
Non esiste infatti un unico gruppo di colori che possa essere definito “primario” in assoluto. Il rosso, il verde e il blu sono fondamentali nella sintesi additiva della luce, mentre ciano, magenta e giallo costituiscono il riferimento della sintesi sottrattiva. Nella tradizione artistica, invece, sistemi come quello di Johannes Itten utilizzano rosso, giallo e blu.
Comprendere questa distinzione è fondamentale anche nel make-up, dove il colore viene osservato, applicato e modificato attraverso materiali, luce e percezione.
Per una visione generale dei principi cromatici applicati al trucco, si può partire dall’approfondimento sulla teoria del colore nel make-up.
Cosa sono i colori primari?
In un determinato sistema, vengono definiti primari quei colori che non vengono ottenuti dalla combinazione degli altri colori fondamentali dello stesso modello.
La definizione dipende quindi dal sistema di riferimento.
È questa una delle ragioni per cui possiamo incontrare contemporaneamente:
- rosso, verde e blu (RGB) nella sintesi additiva;
- ciano, magenta e giallo (CMY) nella sintesi sottrattiva;
- rosso, giallo e blu (RYB) nei tradizionali sistemi artistici, come quello di Itten.
Questi tre modelli non sono intercambiabili. Descrivono fenomeni differenti e vengono utilizzati per scopi differenti.
in realtà parliamo di primari per identificare la “famiglia” di partenza di uno schema cromatico
Perché è necessario organizzare i colori?
Il colore è un fenomeno complesso. La luce, le proprietà dei materiali e il funzionamento del sistema visivo intervengono contemporaneamente nella sua percezione.
Per questo motivo, nel corso della storia, artisti e scienziati hanno cercato di ordinare i colori, creando sistemi capaci di descriverli, confrontarli e rappresentarne le relazioni.
Una semplice sequenza lineare non è sufficiente a mostrare tutti i rapporti tra le tonalità. Da qui nasce l’esigenza di costruire rappresentazioni più articolate: cerchi, sfere, cubi e altri modelli tridimensionali.
I sistemi cromatici non devono quindi essere considerati come rappresentazioni assolute della realtà, ma come strumenti per organizzare e comprendere il colore. Sistemi diversi possono infatti rispondere a esigenze diverse.
Colori primari nella sintesi additiva
La sintesi additiva riguarda la luce.
I suoi tre colori fondamentali sono:
rosso (R), verde (G) e blu (B).
Da qui deriva la sigla RGB, utilizzata nei sistemi di visualizzazione elettronica e in numerosi dispositivi che producono colore attraverso la luce.
Quando le componenti luminose vengono combinate:
- rosso + verde = giallo;
- rosso + blu = magenta;
- verde + blu = ciano;
- rosso + verde + blu = luce bianca, quando le componenti sono presenti nella corretta intensità.
In questo caso il colore nasce quindi dalla somma di componenti luminose.
È importante distinguere questo meccanismo dalla miscelazione dei pigmenti: quando lavoriamo con il make-up, infatti, non stiamo normalmente sommando fasci di luce RGB, ma applicando materiali che modificano la luce riflessa dalla superficie.
Colori primari nella sintesi sottrattiva
La sintesi sottrattiva riguarda invece materiali coloranti, pigmenti, inchiostri e filtri.
Il modello di riferimento è costituito da:
ciano (C), magenta (M) e giallo (Y).
Da qui deriva la sigla CMY.
Questi materiali non aggiungono luce: assorbono selettivamente determinate componenti della luce incidente e ne riflettono altre verso l’osservatore.
Idealmente, la sovrapposizione dei tre colori sottrattivi dovrebbe portare al nero. Nella pratica della stampa, tuttavia, gli inchiostri non sono perfetti e per questo viene aggiunto un quarto inchiostro nero, indicato con la lettera K.
Si ottiene così il sistema CMYK, utilizzato nella stampa a colori.
La distinzione tra RGB e CMY è quindi fondamentale: il primo descrive un sistema basato sulla luce, il secondo un sistema basato sulla sottrazione di componenti luminose attraverso materiali coloranti.
I colori primari nella storia
L’idea di individuare alcuni colori fondamentali è molto più antica dei moderni sistemi RGB e CMY.
Nel corso della storia sono state proposte diverse interpretazioni del colore, legate alla filosofia, all’arte, alla percezione e alla natura della materia.
Già nella tradizione filosofica antica troviamo tentativi di individuare colori fondamentali e di descrivere le modalità attraverso cui da essi derivano altre tonalità.
Durante il Rinascimento, il problema del colore entra sempre più nella riflessione teorica sulla pittura. Artisti e teorici cercano di comprendere come organizzare i colori, come ottenere nuove tonalità attraverso le miscele e come utilizzarle per rappresentare la realtà.
Nei secoli successivi vengono proposti diversi sistemi di classificazione. Alcuni individuano rosso, giallo e blu come colori fondamentali; altri includono anche bianco e nero oppure utilizzano differenti criteri per descrivere le relazioni cromatiche.
Questa evoluzione dimostra che il concetto di colore primario non è rimasto immutato, ma si è modificato insieme agli strumenti e agli obiettivi dello studio del colore.
Goethe e la ricerca di un ordine cromatico
All’inizio dell’Ottocento, Johann Wolfgang von Goethe sviluppò una propria teoria del colore, pubblicata nel 1810 con il titolo Zur Farbenlehre, la Teoria dei colori.
Il suo approccio era molto diverso da quello di Newton. Goethe era particolarmente interessato alla percezione del colore, agli effetti prodotti dalla luce e dall’oscurità e alle risposte dell’osservatore.
Nel suo sistema il colore viene organizzato anche attraverso una forma circolare, che permette di evidenziare le relazioni tra le diverse tonalità.
Goethe fu inoltre uno dei principali critici delle interpretazioni newtoniane del colore e contribuì a spostare l’attenzione verso l’esperienza percettiva e artistica.
Per approfondire il passaggio storico tra questi diversi approcci, è utile anche l’articolo Storia del colore: dall’arte a Newton.
La sfera cromatica di Runge
Un importante passo verso una rappresentazione più complessa del colore fu compiuto dal pittore tedesco Philipp Otto Runge.
All’inizio dell’Ottocento Runge sviluppò una sfera cromatica, trasformando il semplice cerchio in un modello tridimensionale.
La sua rappresentazione permetteva di collocare i colori nello spazio e di rappresentare anche variazioni che non potevano essere visualizzate adeguatamente attraverso una semplice circonferenza.
Nella sfera di Runge, i colori puri vengono disposti nella zona centrale della superficie, mentre verso il bianco e il nero vengono rappresentate variazioni differenti; nella parte interna il colore tende invece verso il grigio.
Questo modello è importante perché mostra come il colore non possa essere descritto soltanto attraverso la tonalità. Per comprenderlo più completamente occorre considerare anche altre variabili.
I colori primari secondo Itten
Nel XX secolo il sistema di Johannes Itten diventa uno dei modelli più conosciuti nell’insegnamento artistico.
Itten organizza il proprio cerchio cromatico attorno a tre colori primari:
rosso, giallo e blu.
Dalla loro combinazione individua tre colori secondari:
- rosso + giallo = arancio;
- giallo + blu = verde;
- blu + rosso = viola.
A questi aggiunge sei colori terziari, ottenuti mettendo in relazione un colore primario con uno secondario.
Il risultato è un cerchio cromatico di dodici colori, nel quale le diverse tonalità vengono organizzate secondo rapporti regolari.
È importante però non confondere il sistema di Itten con RGB o CMY. Il suo modello nasce all’interno della tradizione artistica e didattica e utilizza una definizione di “primario” differente da quella impiegata nei sistemi fisici della luce o nei moderni sistemi di riproduzione cromatica.
Perché esistono diversi sistemi cromatici?
A questo punto può sembrare contraddittorio parlare di colori primari diversi.
In realtà la contraddizione scompare quando comprendiamo che ogni sistema risponde a una determinata esigenza.
RGB serve a descrivere la composizione della luce.
CMY descrive il comportamento di materiali coloranti nella sintesi sottrattiva.
Il sistema di Itten è invece uno strumento di organizzazione didattica e artistica delle relazioni cromatiche.
Esistono inoltre altri sistemi destinati alla classificazione e alla misurazione del colore, come HSL, HSB e Lab. La varietà dei modelli riflette proprio la complessità del colore e dei fenomeni che si vogliono descrivere.
Colori primari e cerchi cromatici
Il cerchio cromatico è uno degli strumenti più utilizzati per insegnare e comprendere le relazioni tra i colori.
Tuttavia, non deve essere confuso con una rappresentazione fisica dello spettro visibile.
Lo spettro della luce visibile è una sequenza continua di radiazioni organizzate secondo la lunghezza d’onda. Il cerchio cromatico è invece una rappresentazione convenzionale, costruita per rendere più immediate le relazioni tra le tonalità.
La forma circolare permette, per esempio, di visualizzare facilmente i colori complementari e le armonie cromatiche.
Nel cerchio di Itten, i colori complementari sono collocati in posizione opposta: giallo e viola, blu e arancio, rosso e verde.
Per approfondire il tema, consulta l’articolo Teoria dei contrasti di Itten: i sette contrasti cromatici nel make-up.
Il cerchio cromatico come strumento per il make-up
Nel lavoro del Make-Up Artist, il cerchio cromatico non è soltanto uno strumento teorico. Può diventare un supporto pratico per comprendere le relazioni tra i colori e progettare una scelta cromatica coerente.
La posizione dei colori permette di individuare rapidamente rapporti di complementarità, analogia e contrasto. Queste relazioni possono essere utilizzate nella costruzione di un make-up, nella scelta degli accostamenti cromatici e nella progettazione di effetti visivi.
Per questo motivo lo studio dei colori primari deve essere collegato alla conoscenza dei contrasti cromatici e delle armonie cromatiche.
Puoi proseguire con l’approfondimento sulle armonie cromatiche secondo Itten.
I colori primari nella pratica del make-up
Per un Make-Up Artist, conoscere i diversi sistemi cromatici non significa soltanto memorizzare tre gruppi di colori.
Significa soprattutto comprendere quale sistema si sta utilizzando e perché.
Quando osserviamo un colore sullo schermo, per esempio, stiamo lavorando con un sistema basato sulla luce. Quando scegliamo un pigmento o un prodotto cosmetico, invece, stiamo osservando un materiale che interagisce con la luce e con la superficie su cui viene applicato.
La resa finale dipende quindi anche da:
- pigmento;
- trasparenza;
- opacità;
- superficie;
- illuminazione;
- colore circostante;
- quantità di prodotto;
- sovrapposizione degli strati.
Per questo motivo la teoria deve essere sempre collegata alla pratica del colore.
Un rosso scelto sullo schermo non necessariamente produrrà lo stesso risultato quando viene trasformato in un pigmento cosmetico. Allo stesso modo, la percezione di un colore può cambiare quando viene applicato accanto a un’altra tonalità.
Questo principio diventa particolarmente importante nello studio dei contrasti cromatici, delle armonie e della correzione cromatica.
Dai colori primari alla percezione
Lo studio dei colori primari rappresenta quindi soltanto uno dei passaggi della teoria del colore.
Conoscere RGB, CMY o il sistema di Itten permette di comprendere diversi aspetti della costruzione e dell’organizzazione cromatica, ma non esaurisce il problema.
Il colore dipende infatti dall’interazione tra luce, materia e percezione.
Per questo è necessario studiare anche la temperatura della luce, la sintesi additiva, i contrasti e le modalità attraverso cui il colore viene percepito in relazione all’ambiente.
Nel make-up questa consapevolezza è particolarmente importante: lo stesso trucco può apparire differente sotto una luce calda, una luce fredda o una sorgente luminosa con caratteristiche spettrali diverse.
Puoi approfondire questo tema nell’articolo Temperatura di colore: luce calda, luce fredda e resa del make-up e nello studio della sintesi additiva del colore.
Conclusione
La storia dei colori primari dimostra che non esiste un unico sistema cromatico valido per ogni situazione.
Rosso, verde e blu appartengono alla sintesi additiva della luce; ciano, magenta e giallo costituiscono il riferimento della sintesi sottrattiva; rosso, giallo e blu appartengono invece alla tradizione artistica rappresentata, tra gli altri, dal sistema di Itten.
Queste differenze non rappresentano un errore della teoria del colore, ma sono la conseguenza dei diversi fenomeni che ciascun modello cerca di descrivere.
Imparare a riconoscere il modello cromatico corretto significa quindi fare un passo fondamentale verso una comprensione più consapevole del colore.
Per il Make-Up Artist, questa conoscenza diventa uno strumento operativo: permette di leggere meglio i pigmenti, comprendere le miscele, prevedere le interazioni tra colori e interpretare la resa del make-up nelle diverse condizioni di luce.
Approfondimenti esterni
Per approfondire storicamente il rapporto tra Goethe, Newton e i modelli cromatici, è utile la risorsa dei Cambridge University Museums dedicata al colore, all’arte e alla scienza.
Cambridge University Museums – Colour: Art, Science & Power
Per la struttura del cerchio cromatico di Itten e la distinzione tra colori primari, secondari e terziari, si può consultare la documentazione didattica del Landesbildungsserver Baden-Württemberg.
Farbkreis nach Itten – Landesbildungsserver Baden-Württemberg
Per la sfera cromatica di Runge è disponibile l’approfondimento della Cambridge University Library.
Reinventing the Colour Wheel – Cambridge University Library



