Ma proprio perché così desiderata, questa aspirazione rischia di trasformarsi in una trappola.
In oltre venticinque anni di carriera nel settore e nella formazione, ho visto evolversi – e a volte deteriorarsi – il concetto di tirocinio. Da strumento di crescita a leva di marketing. Da opportunità educativa a scorciatoia per fornire manodopera gratuita a chi non vuole investire nella professionalità. Ed è arrivato il momento di interrogarci: è davvero oro tutto ciò che luccica?
Cos’è un Vero Stage di Make-up? Il Valore Autentico della Formazione

Partiamo da ciò che lo stage nel make-up dovrebbe essere: una vera esperienza formativa. Un contesto in cui lo studente viene seguito, coinvolto, stimolato. Dove si lavora (anche tanto), ma si apprende, si sbaglia, si riflette. Dove si acquisiscono non solo competenze tecniche, ma anche quelle soft skills indispensabili sul campo: puntualità, ascolto, collaborazione, gestione dello stress. E sì, dove si riceve un credito reale per il lavoro svolto – non solo una comparsata per le stories di Instagram.
Un’esperienza così ha un valore inestimabile. Ma purtroppo, non è sempre questa la realtà.
Attenzione: Quando lo Stage di Make-up Diventa Sfruttamento

Troppo spesso, quello che viene spacciato per “esperienza professionale” è, in verità, una presenza passiva, senza tutoraggio, senza responsabilità, senza reale accesso ai processi creativi. I ragazzi vengono posizionati ai margini del set, talvolta senza nemmeno toccare un pennello. E quando va meglio, sono chiamati a fare quantità, non qualità. A eseguire, non a pensare. Senza un contesto formativo, questo non è stage: è sfruttamento mascherato da opportunità.
E il danno non è solo per chi lo subisce.
Il Lato Oscuro degli Stage Gratuiti: Un Danno per Tutta la Professione

Il problema è che, se questa dinamica diventa la norma, il mercato inizia ad abituarsi a una forza lavoro gratuita. Il make-up artist in formazione diventa una risorsa da “impiegare senza costi”, e una volta diplomato si ritrova in un paradosso: le stesse produzioni che lo hanno abituato a lavorare gratis, ora non sono disposte a pagarlo.
Questo crea un circolo vizioso pericoloso: si entra nel mondo del lavoro con la speranza di emergere, ma si finisce per alimentare un sistema che abbassa il valore percepito della nostra professione. La retribuzione si dissolve, la dignità si sfilaccia, la crescita si blocca.
La Scelta di RUAH! Academy: No agli Stage che Sfruttano
Per questo motivo, come Direttore Didattico di RUAH! Academy, ho scelto una linea molto chiara: non aderire a stage gratuiti o a collaborazioni che non garantiscano un reale valore formativo per i nostri studenti. Preferisco offrire meno “occasioni” ma più vere, più pulite, più oneste.
Formare un professionista non significa solo insegnargli una tecnica. Significa anche insegnargli a difendere la propria dignità, a riconoscere il proprio valore, a non accettare compromessi che sviliscano il mestiere. E questo inizia proprio da come affrontiamo lo stage.
Make-up Artist: Sii Consapevole e Difendi il Tuo Valore

Il mio invito, soprattutto a chi sta iniziando, è questo: chiedete, indagate, siate consapevoli. Uno stage che non insegna, che non forma, che non vi attribuisce alcun riconoscimento, non vi sta aiutando. Sta solo prolungando una cultura del lavoro gratuita e svalutata che, a lungo termine, penalizza tutti.
Non è facile dire di no, quando si sogna. Ma a volte, dire di no è l’atto più professionale e lungimirante che possiamo compiere.
ACCADEMIE O SCUOLE D’ITALIA UNITEVI AL MIO APPELLO DITE NO ALLO SFRUTTAMENTO DEI FUTURI TRUCCATORI
💬 Condividi la tua esperienza
Hai vissuto uno stage che ti ha realmente formato o, al contrario, ti sei sentito sfruttato e messo da parte? Scrivimi o racconta la tua storia nei commenti: ogni testimonianza può aiutare a fare chiarezza, a cambiare le cose, a proteggere il nostro mestiere.
Scopri il nostro approccio alla formazione professionale su www.ruah.academy o visita la sezione corsi su questo sito.
Un articolo interessante sullo stage nelle accademie per un make up artist QUI
a cuore aperto
Il truccatore imperfetto

Caro Antonio condivido il tuo pensiero essendo stata da entrambi le parti, prima come allieva e poi come insegnante in vari corsi di trucco, dove mi sono frequentemente imbattuta in queste situazioni a volte mortificanti (non per mia decisione ovviamente) dovendo “giustificare” certe scelte con gli allievi. Secondo me e per mia esperienza sarebbe preferibile in certi casi , soprattutto per gli allievi primary, utilizzare la meritocrazia (cosa che ho sempre fatto) così da invogliare gli allievi a dare il massimo durante il percorso di studi e successivamente un “gettone di presenza” che possa compensare l impegno e il tempo profuso. Solo con impegno reale da parte delle scuole e delle aziende che contattano le stesse per ottenere in cambio servizi (così come teatri, scuole, concorsi di bellezza ecc.) credo si possa salvare e riconoscere questa professione meravigliosa, ma che oggi è sempre più svalutata e deturpata nella sua professionalità e storia!
Cara Laura,
Grazie di cuore per la tua testimonianza così sentita e preziosa. Le tue parole, frutto di esperienza sia come allieva che come insegnante, colpiscono dritto al cuore del problema che ho voluto sollevare.
Condivido pienamente il tuo approccio sulla meritocrazia e sull’importanza di un “gettone di presenza”. Sono passaggi fondamentali per riconoscere l’impegno e il valore dei futuri professionisti, e per ridare dignità a un mestiere meraviglioso che oggi è troppo spesso svalutato.
La tua voce è un’importante conferma che l’impegno di scuole e aziende, come quello che portiamo avanti con RUAH! Academy, è l’unica via per salvare e proteggere la nostra professione.
Grazie ancora per il tuo contributo.
Un caro saluto,
Antonio Ciaramella
Grazie ancora a te Antonio che con le tue riflessioni dai voce anche a tutti noi❣️
Loredana R.