La pulizia e disinfezione dei pennelli da make-up è una delle operazioni più importanti nella gestione professionale degli strumenti di lavoro. Non riguarda soltanto l’aspetto estetico del pennello: significa rimuovere residui cosmetici, materiale organico e parte della contaminazione e, quando necessario, effettuare successivamente una disinfezione con un prodotto idoneo.
In questo articolo non troverai la pubblicità di una marca, né l’indicazione di un singolo prodotto come soluzione universale. L’obiettivo è diverso: mettere a confronto ciò che sappiamo dalla letteratura disponibile con la pratica professionale e costruire un metodo ragionato che permetta al make-up artist di scegliere consapevolmente. La corretta gestione degli strumenti è parte integrante anche dell’organizzazione di un kit professionale da make-up artist.
Quando la ricerca non consente di stabilire quale prodotto sia migliore, lo diciamo esplicitamente. Quando invece esiste un’evidenza sperimentale, distinguiamo il dato scientifico dalla semplice esperienza professionale. È una distinzione importante perché, oggi, la ricerca specifica sui pennelli da make-up è ancora limitata e non consente di stabilire una graduatoria universale tra solventi, brush cleanser, detergenti e diversi sistemi di disinfezione.
Pulizia dei pennelli da make-up: non esiste un unico metodo obbligatorio
Un pennello può essere pulito in modi diversi a seconda del cosmetico utilizzato, del materiale delle fibre, della costruzione del pennello, del tempo disponibile e del contesto di lavoro.
Il principio che possiamo considerare comune è la sequenza delle operazioni: eliminare il residuo, pulire, quando necessario disinfettare, asciugare e conservare correttamente lo strumento. Il prodotto utilizzato per arrivare a questo risultato può invece cambiare.
Non abbiamo oggi studi comparativi sufficientemente ampi per affermare che un determinato solvente sia sempre migliore di un altro, che un brush cleanser sia sempre superiore a un detergente o che un particolare metodo di applicazione del disinfettante sia universalmente il più efficace. Per questo le indicazioni operative riportate qui devono essere lette come una strategia tecnica ragionata, non come una classifica assoluta.
Pulizia e disinfezione sono due operazioni diverse

La pulizia consiste nella rimozione dello sporco, dei residui cosmetici e di una parte della contaminazione attraverso un’azione chimica e meccanica. La disinfezione è invece un trattamento antimicrobico eseguito con un prodotto la cui attività sia dimostrata per l’uso previsto, rispettando concentrazione, modalità di applicazione e tempo di contatto.
Le due operazioni non sono intercambiabili. Un pennello fortemente sporco non rappresenta una superficie ideale per la disinfezione: residui cosmetici e materiale organico possono ostacolare il contatto dell’agente antimicrobico con le superfici che devono essere trattate.
Per questo il principio generale è:
prima rimuovere lo sporco, poi disinfettare quando la disinfezione è richiesta.
Che cosa rimane realmente su un pennello?
Un pennello utilizzato sul viso può raccogliere fondotinta, correttori, creme, cere, oli, siliconi, pigmenti, polveri, sebo, cellule dello strato corneo, sudore e microrganismi provenienti dalla pelle o dall’ambiente.
Il tipo di residuo è importante perché non tutti i cosmetici si comportano nello stesso modo. Un ombretto in polvere molto secco può essere facilmente rimosso dal pelo, mentre un fondotinta long lasting o un prodotto waterproof può lasciare un film aderente e resistente all’acqua.
Anche la parola “polvere”, quindi, non è sufficiente per classificare un cosmetico. Alcune polveri compatte e alcuni ombretti contengono oli, siliconi, cere o altri componenti leganti che possono lasciare un residuo più aderente e richiedere una pulizia più energica rispetto a una polvere libera molto asciutta.
Pulizia dei pennelli: scegliere il metodo in base al residuo

Prodotti prevalentemente asciutti
Cipria, molte terre, blush e alcune polveri libere lasciano soprattutto particelle e pigmenti. In questi casi l’azione meccanica e un prodotto formulato per la pulizia rapida dei pennelli possono essere sufficienti per rimuovere il residuo superficiale.
Polveri con leganti oleosi o siliconici
Un prodotto classificato come polvere non deve essere automaticamente considerato privo di una componente grassa. Oli, siliconi, cere e altri leganti possono contribuire all’adesione del prodotto alla fibra. In questi casi può essere necessario un sistema di pulizia con maggiore capacità solvente o sgrassante.
Fondotinta, correttori e prodotti cremosi
Fondotinta, correttori, creme colorate e altri prodotti cremosi possono lasciare una miscela di pigmenti, oli, cere, siliconi e sostanze filmogene. Il residuo può aderire maggiormente alla fibra e penetrare nella massa del ciuffo.
Waterproof e prodotti molto filmogeni
I prodotti resistenti all’acqua possono richiedere un sistema specifico capace di sciogliere o mobilizzare il film cosmetico. Anche in questo caso non esiste una regola secondo cui un particolare solvente è sempre migliore: la prestazione dipende dalla formulazione del cosmetico e da quella del prodotto utilizzato per rimuoverlo. Questo è particolarmente importante quando si lavora su un make-up a lunga durata, dove le formule possono essere più resistenti e filmogene.
Questa distinzione è importante perché il protocollo non dovrebbe essere costruito semplicemente su “polvere contro crema”, ma sulla natura del residuo che effettivamente rimane sulla fibra.
Solvente, sgrassatore, detergente e brush cleanser
Solvente
Un solvente è una sostanza capace di solubilizzare altre sostanze. Nel make-up può essere utile per residui resistenti all’acqua, come alcune componenti oleose, cere, filmogeni, adesivi o altre sostanze cosmetiche, in funzione della specifica formulazione.
Sgrassatore
Uno sgrassatore è una formulazione progettata per facilitare la rimozione di grassi e sporco. Può contenere tensioattivi, solventi, sostanze alcaline o altre componenti. Per questo due prodotti definiti genericamente “sgrassatori” possono avere prestazioni molto differenti.
Detergente
Un detergente favorisce il distacco dello sporco dalla superficie e la sua dispersione e asportazione, spesso attraverso tensioattivi. Nel lavaggio con acqua, il risciacquo permette poi di allontanare il materiale rimosso.
Brush cleanser
Con il termine brush cleanser indichiamo una categoria molto ampia di prodotti destinati alla pulizia dei pennelli. Non tutti hanno la stessa composizione: alcuni sono prevalentemente acquosi, altri contengono alcoli o solventi, altri ancora combinano diverse modalità di pulizia.
Per questo “brush cleanser” non è una formula chimica e non significa automaticamente “disinfettante”. Un prodotto può essere molto efficace nella rimozione del cosmetico e non avere un’attività antimicrobica validata come disinfettante.
Pulizia dei pennelli: azione chimica e azione meccanica
La risposta più corretta è: possono contribuire entrambe al deterioramento del pennello.
Un solvente può alterare alcune fibre, finiture, adesivi o materiali della ghiera se non è compatibile con essi o se l’esposizione è eccessiva. Ma anche l’azione meccanica può danneggiare progressivamente il pennello: sfregamento troppo energico, torsione del ciuffo, piegature ripetute e deformazioni possono sottoporre le fibre a sollecitazioni che ne modificano nel tempo la struttura e la forma.
Gli studi sulle proprietà fisiche dei pennelli cosmetici mostrano che le fibre sono soggette a deformazione, attrito e forze meccaniche durante l’utilizzo. La ricerca specifica sulla durata dei pennelli sottoposti a diversi protocolli di pulizia, tuttavia, è ancora insufficiente per stabilire quantitativamente quale componente — solvente o azione meccanica — sia responsabile della maggiore usura in condizioni professionali reali.
Il principio pratico è quindi evitare entrambi gli estremi: non usare un solvente più aggressivo del necessario e non sostituire la chimica con uno sfregamento violento.
Pelo naturale e fibra sintetica: quale trattiene più microrganismi?
È intuitivo pensare che il pelo naturale, essendo una struttura biologica, possa trattenere più facilmente microrganismi rispetto a una fibra sintetica. Tuttavia, la letteratura disponibile non consente di affermare questa regola in modo generale.
Lo studio di Załęcki e colleghi ha confrontato un pennello naturale e uno sintetico. Nelle condizioni sperimentali dello studio, il campione di pennello naturale presentava 418 colonie prima del trattamento con sapone battericida, mentre quello sintetico ne presentava 1.162. Dopo il trattamento, le colonie erano rispettivamente 83 e 9. Questo risultato mostra esattamente perché non sia possibile dire semplicemente che “il naturale trattiene più batteri”: in quella specifica prova il pennello sintetico aveva una carica iniziale maggiore.
Lo stesso studio ha inoltre evidenziato che l’efficacia della disinfezione dipendeva dal tipo di applicatore e dal tipo di cosmetico utilizzato. Non possiamo quindi trasformare il materiale della fibra nell’unico parametro di valutazione.
La contaminazione dipende probabilmente dall’interazione tra materiale, struttura del ciuffo, densità, geometria, residuo cosmetico, umidità, modalità di utilizzo, pulizia e conservazione.
Solventi e pulizia dei pennelli: compatibilità dei materiali

Un pennello non è costituito soltanto dalle setole. È un insieme di materiali: fibre, adesivo, ghiera e manico. La compatibilità di un solvente deve quindi essere considerata nei confronti dell’intero strumento.
Un solvente può essere molto efficace nel dissolvere il fondotinta e contemporaneamente essere poco compatibile con l’adesivo che mantiene unite le fibre o con alcune plastiche. Per questo non basta chiedersi “quanto pulisce?”: bisogna chiedersi anche “con quali materiali viene a contatto?”.
Il punto più delicato: la colla della ghiera
Quando un pennello viene immerso in un solvente, il liquido può raggiungere non soltanto la parte del pelo che contiene il cosmetico, ma anche la zona in cui le fibre sono fissate, l’adesivo e la ghiera.
Questo aumenta l’esposizione dei materiali che non è necessario coinvolgere nella rimozione del cosmetico. Una maggiore esposizione può aumentare il rischio di alterazione dell’adesivo o di altri componenti, soprattutto con solventi molto potenti o con immersioni ripetute.
Per questo immersione e applicazione localizzata non sono la stessa cosa. Se il prodotto non richiede l’immersione e il risultato può essere ottenuto limitando il solvente alla parte contaminata del ciuffo, questa è una modalità più controllata dal punto di vista dell’esposizione dei materiali.
Avio, benzina rettificata e altri solventi: sono tutti uguali?
Nel settore professionale si incontrano prodotti indicati con denominazioni come Avio, benzina rettificata o altri nomi commerciali di smacchiatori a base solvente. Queste denominazioni non identificano necessariamente una singola sostanza chimica.
Esistono, per esempio, prodotti commercializzati come Avio che dichiarano miscele di idrocarburi alifatici, altri che riportano formulazioni differenti e altri ancora che comprendono idrocarburi C6/isoalcani insieme ad altri solventi. Anche prodotti definiti “benzina rettificata” possono essere miscele e non una sostanza pura.
Questi prodotti possono avere una funzione pratica simile — rimuovere oli, grassi, cere e determinati residui cosmetici — ma non possiamo considerarli chimicamente identici né possiamo dedurre dalla sola denominazione commerciale che abbiano la stessa efficacia o la stessa compatibilità con un pennello.
Quale solvente scegliere?
Questa è una delle domande più frequenti e, proprio per questo, è importante non inventare una risposta che la ricerca non supporta.
Ad oggi non abbiamo trovato uno studio scientifico comparativo condotto specificamente sui pennelli da make-up che metta a confronto diversi Avio, benzine rettificate e altri solventi e stabilisca contemporaneamente:
- quale rimuova meglio i diversi residui cosmetici;
- quale danneggi meno le fibre naturali;
- quale danneggi meno le fibre sintetiche;
- quale sia più compatibile con gli adesivi;
- quale sia più compatibile con la ghiera.
Di conseguenza non è scientificamente corretto dire che un determinato Avio sia “il migliore” o che una determinata benzina rettificata sia “la più sicura” per tutti i pennelli.
Questo non significa che tutti i prodotti siano equivalenti. Significa che non disponiamo di dati sufficienti per costruire una graduatoria affidabile. La scelta deve quindi considerare la formulazione specifica del prodotto, le indicazioni del produttore, il tipo di cosmetico da rimuovere e la compatibilità con i materiali del pennello.
Perché l’immersione completa nel solvente è una scelta delicata
L’immersione può essere efficace nel mettere a contatto il solvente con una grande quantità di fibra, ma espone contemporaneamente una parte molto più ampia del pennello.
Nel caso di un pennello incollato, il solvente può raggiungere la zona dell’adesivo e della ghiera. Inoltre, un solvente che interagisce bene con il cosmetico può interagire anche con alcune plastiche o altri materiali.
Per questo l’immersione non dovrebbe essere considerata automaticamente sinonimo di “pulizia migliore”. È una modalità che va valutata in relazione al prodotto specifico e alla costruzione del pennello.
Quando è possibile ottenere lo stesso risultato con una quantità controllata di solvente applicata soltanto alle fibre contaminate, si riduce l’esposizione delle parti del pennello che non devono essere trattate.
Solventi in backstage: quando non devono essere utilizzati
La scelta del metodo di pulizia non riguarda soltanto il pennello. In un backstage il make-up artist lavora all’interno di una location che può avere caratteristiche particolari.
In una sfilata all’interno di un museo, di un palazzo storico o di una struttura con superfici delicate, un solvente volatile può rappresentare un problema per i materiali presenti nell’ambiente. Alcuni solventi possono inoltre essere altamente infiammabili e il loro impiego può essere limitato o vietato dalle regole della location.
In questi casi la responsabilità professionale del truccatore è anche quella di non utilizzare un metodo di pulizia incompatibile con il luogo di lavoro. Non è necessario forzare un protocollo a tutti i costi: se il solvente non è praticabile, bisogna organizzare il lavoro in modo diverso.
Una delle soluzioni più semplici è prevedere un numero sufficiente di pennelli per permettere la sostituzione dello strumento mentre quello utilizzato viene pulito e lasciato asciugare. La gestione del tempo di asciugatura deve quindi essere considerata già nella preparazione del kit.
Disinfezione: etanolo e isopropanolo non sono la stessa cosa
Nel linguaggio comune si parla genericamente di “alcol”, ma in un articolo tecnico è importante distinguere etanolo e isopropanolo.
- Etanolo: alcol etilico.
- Isopropanolo: alcol isopropilico, IPA o 2-propanolo.
Appartengono alla stessa famiglia chimica, ma sono sostanze differenti. Un risultato ottenuto con etanolo al 70% non deve quindi essere trasferito automaticamente all’IPA 70%.
Lo studio di Załęcki e colleghi ha utilizzato etanolo al 70% e ha osservato l’eliminazione della crescita batterica nelle condizioni sperimentali adottate. Questo è un dato interessante sulla disinfezione degli applicatori cosmetici, ma non è una prova sperimentale specifica dell’efficacia dell’IPA 70% sugli stessi pennelli.
Alcol al 70%: quanto prodotto, come applicarlo e quanto deve restare?
Gli alcoli possono avere un’azione antimicrobica rapida, ma l’efficacia non dipende soltanto dalla percentuale indicata sul flacone. Contano anche la formulazione, la quantità applicata, la superficie effettivamente bagnata e il tempo di contatto.
Per questo non è corretto stabilire una regola universale come “tre spruzzi” oppure “cinque spruzzi”. Un erogatore può distribuire una quantità molto diversa da un altro.
Il criterio corretto: bagnatura e tempo di contatto
Il disinfettante deve raggiungere la superficie che si intende trattare e rimanervi per il tempo previsto dal prodotto. Se si tratta di un prodotto disinfettante commerciale, devono essere seguite le istruzioni relative a concentrazione, quantità, modalità di applicazione e tempo di contatto.
Non è corretto usare l’evaporazione istantanea come prova dell’avvenuta disinfezione. “È evaporato” non significa automaticamente “ha avuto il tempo di contatto necessario”.
Come applicare il disinfettante su un pennello fitto?
Un pennello molto denso è una struttura tridimensionale. Se il prodotto raggiunge soltanto la superficie esterna del ciuffo, non possiamo dare per scontato che abbia raggiunto le fibre interne.
È quindi utile aprire delicatamente le setole, senza deformare il ciuffo, e distribuire il disinfettante anche nelle zone interne accessibili. L’obiettivo non è inzuppare il pennello, ma ottenere una bagnatura adeguata delle superfici che devono essere trattate.
Spray o immersione?
Non abbiamo trovato uno studio specifico sui pennelli cosmetici che dimostri che l’immersione in IPA 70% sia universalmente superiore alla nebulizzazione. Non possiamo quindi indicare l’immersione come metodo obbligatorio.
L’immersione aumenta però l’esposizione dell’intero ciuffo e può coinvolgere maggiormente adesivo e ghiera. Lo spray o l’applicazione controllata consentono, quando il prodotto lo permette, di limitare il trattamento alla parte effettivamente necessaria.
Se il pennello è stato lavato con acqua e detergente
Se il pennello è stato lavato con acqua e detergente e si vuole effettuare successivamente una disinfezione con un prodotto alcolico, il pennello deve essere prima risciacquato accuratamente e lasciato asciugare completamente, salvo diversa indicazione del prodotto utilizzato.
Spruzzare IPA su un pennello ancora saturo d’acqua altera infatti la concentrazione effettiva del prodotto sulla superficie. Non possiamo più considerare quella miscela equivalente alla concentrazione dichiarata sul flacone.
Disinfezione e sterilizzazione non sono la stessa cosa
La disinfezione mira a ridurre o inattivare i microrganismi secondo un livello e un uso previsto. La sterilizzazione ha un obiettivo molto più elevato e riguarda l’eliminazione di tutte le forme di vita microbica, comprese le spore.
Nel normale lavoro del make-up artist l’obiettivo è una corretta pulizia e, quando richiesta, una corretta disinfezione dello strumento. Non bisogna utilizzare il termine “sterilizzazione” come sinonimo di “pennello pulito”.
Ammoni quaternari, clorexidina e ipoclorito: non esiste il disinfettante migliore in assoluto
I composti di ammonio quaternario sono una famiglia importante di disinfettanti e alcune formulazioni possiedono anche proprietà detergenti. Le prestazioni cambiano in funzione della molecola, della concentrazione, del tempo di contatto e della superficie.
La clorexidina è un antisettico molto conosciuto e viene utilizzata in formulazioni specifiche, ma non deve essere considerata automaticamente equivalente a un disinfettante formulato per strumenti.
L’ipoclorito di sodio possiede un’ampia attività antimicrobica, ma è un agente ossidante che può essere aggressivo per fibre, colle e metalli e non dovrebbe essere utilizzato indiscriminatamente sui pennelli da make-up.
La scelta corretta non è quindi “il prodotto più forte”, ma il prodotto idoneo alla destinazione d’uso, con attività dichiarata, modalità di applicazione e tempo di contatto appropriati e compatibilità con i materiali dello strumento.
Acqua e umidità: il problema è l’asciugatura incompleta
L’acqua non “crea” batteri o muffe. Il problema è la permanenza dell’umidità, soprattutto quando sono presenti residui organici.
Un pennello lavato con acqua e detergente può essere perfettamente gestito, a condizione che venga risciacquato correttamente e lasciato asciugare completamente prima di essere riposto.
Il problema nasce quando il pennello viene chiuso ancora umido, ammassato con altri pennelli umidi o conservato in un ambiente poco ventilato.
Lavaggio profondo dei pennelli da make-up con acqua e detergente
La procedura rapida da backstage non deve essere confusa con la manutenzione completa del pennello.
Quando si accumulano fondotinta, creme, ceroni, cere, pigmenti o altri residui, è necessario eseguire periodicamente un lavaggio profondo con un detergente appropriato e acqua, seguito da un risciacquo accurato e da una completa asciugatura.
La procedura rapida mantiene il pennello operativo tra un soggetto e l’altro; il lavaggio profondo mantiene il pennello pulito nel lungo periodo.
Un protocollo professionale in tre percorsi
Percorso A — prodotti prevalentemente in polvere
- Rimuovere meccanicamente il maggior quantitativo possibile di prodotto.
- Utilizzare un brush cleanser compatibile con il pennello e con la destinazione d’uso.
- Lavorare il ciuffo con un’azione meccanica controllata, evitando sfregamenti e torsioni eccessivi.
- Rimuovere il residuo e lasciare asciugare secondo le istruzioni del prodotto.
- Se è richiesta la disinfezione, applicare successivamente il disinfettante secondo il suo metodo validato.
Percorso B — fondotinta, correttori e residui grassi o filmogeni
- Rimuovere il grosso del prodotto.
- Utilizzare un solvente, sgrassante o cleanser specifico compatibile con fibre, adesivo e ghiera.
- Applicare il prodotto in modo controllato, evitando quando possibile di immergere l’intero pennello.
- Favorire il distacco del cosmetico con un’azione meccanica controllata.
- Rimuovere completamente il residuo cosmetico e del sistema di pulizia secondo il metodo previsto.
- Se è richiesta la disinfezione, applicare il disinfettante sul pennello pulito nelle condizioni previste.
- Lasciare asciugare completamente prima del riutilizzo.
Percorso C — lavaggio profondo con acqua e detergente
- Rimuovere il cosmetico in eccesso.
- Applicare un detergente appropriato e lavorare delicatamente il pelo.
- Risciacquare accuratamente fino alla rimozione del detergente e dei residui.
- Eliminare l’acqua in eccesso senza torcere il ciuffo.
- Lasciare asciugare completamente in condizioni ventilate.
- Se il protocollo prevede una successiva disinfezione, applicarla sul pennello pulito e asciutto secondo le indicazioni del prodotto.
Come proteggere la forma del pennello durante l’asciugatura
Una volta completata la pulizia e quando il pennello è asciutto, è utile mantenere la forma del ciuffo con una retina di protezione, quando il tipo di pennello lo consente.
La retina può essere utilizzata sia sui pennelli grandi sia sui pennelli piccoli, purché non comprima eccessivamente le fibre. Il suo scopo non è “disinfettare” il pennello, ma aiutare a conservare la forma originale del ciuffo durante la conservazione e il trasporto.
Il passaggio finale prima del riutilizzo
Nel lavoro professionale può essere utile prevedere una nuova applicazione del disinfettante prima del riutilizzo, soprattutto quando il pennello è stato conservato dopo la precedente pulizia o quando deve passare immediatamente a un nuovo soggetto.
In questo caso il pennello deve essere già pulito e asciutto. Il disinfettante va distribuito sul ciuffo, aprendolo delicatamente per raggiungere anche le zone interne accessibili, e deve essere lasciato agire secondo le indicazioni del prodotto. Prima di utilizzare il pennello bisogna attendere la completa evaporazione o asciugatura prevista.
Questa fase finale non sostituisce la pulizia: serve a inserire la disinfezione nel momento immediatamente precedente all’utilizzo.
Protocollo professionale per pulire e disinfettare i pennelli

Possiamo quindi riassumere il protocollo professionale in questa sequenza:
- Eliminazione del residuo cosmetico.
- Pulizia con il sistema più adatto alla natura del residuo.
- Risciacquo, quando il metodo lo prevede.
- Asciugatura completa.
- Disinfezione, quando richiesta, con prodotto idoneo e rispettando il tempo di contatto.
- Asciugatura o evaporazione completa.
- Protezione della forma con retina, quando appropriato.
- Prima del riutilizzo, eventuale nuova disinfezione sul pennello pulito e asciutto.
- Nuova asciugatura/evaporazione prima del contatto con il soggetto.
Che cosa dimostrano realmente gli studi sui pennelli da make-up?
Ortiz, 2016 — prodotti commerciali per la pulizia
La tesi di Vanessa Ortiz presso la University of Nevada, Las Vegas ha studiato diversi prodotti commerciali per ridurre la contaminazione di cosmetici e pennelli contaminati sperimentalmente con Staphylococcus aureus. Furono confrontati spray, wipes, shampoo e trattamento con isopropanolo e cotton pad.
Sui pennelli grandi il gruppo delle wipes ha ottenuto una riduzione del 98,01%, mentre gli shampoo hanno ottenuto l’89,92%. Sui pennelli piccoli non sono state osservate differenze statisticamente significative tra i prodotti. Il lavoro dimostra che diversi sistemi di pulizia possono ridurre la contaminazione, ma non permette di stabilire che un determinato brush cleanser o solvente sia universalmente superiore agli altri.
Załęcki, Twardowska e Nowicka, 2022 — applicatori naturali, sintetici e spugne
Lo studio peer-reviewed ha confrontato un pennello naturale, un pennello sintetico e una spugna, utilizzando sapone battericida, etanolo al 70% e Hydro Sept. Il sapone battericida ha ridotto le colonie rispetto all’acqua; l’etanolo ha eliminato la crescita batterica nelle condizioni sperimentali. Gli autori hanno inoltre osservato che la disinfezione era più efficace sugli applicatori utilizzati con prodotti secchi rispetto a quelli associati a prodotti umidi.
Il dato è particolarmente interessante perché mostra che materiale dell’applicatore e tipo di cosmetico influenzano il risultato. Non dimostra però che il pelo naturale sia più contaminato del sintetico, né dimostra che l’IPA 70% abbia esattamente lo stesso comportamento dell’etanolo 70%.
Attar e Imam, 2025 — contaminazione di pennelli realmente utilizzati
Uno studio su 57 strumenti cosmetici ha identificato 71 ceppi batterici mediante caratterizzazione microbiologica e sequenziamento 16S rRNA. L’81% degli isolati era Gram-positivo e il 19% Gram-negativo; tra i generi più rappresentati figuravano Micrococcus, Staphylococcus e Bacillus, con presenza anche di Pseudomonas e Acinetobacter.
Lo studio documenta quindi che i pennelli realmente utilizzati possono ospitare una comunità microbica diversificata. Non dimostra però un rapporto causale tra frequenza di pulizia e problemi cutanei e non stabilisce quale protocollo di pulizia sia migliore.
Studi sulle proprietà meccaniche dei pennelli
La ricerca sulle proprietà fisiche dei pennelli cosmetici ha mostrato che le fibre sono sottoposte a forze di attrito e deformazione durante l’utilizzo. Questi studi aiutano a comprendere perché una manipolazione meccanica eccessiva possa essere rilevante per la durata del pennello, ma non consentono ancora di stabilire quale specifica tecnica di lavaggio professionale produca il minor danno nel lungo periodo.
Quello che la ricerca non ci permette ancora di dire
Non abbiamo trovato uno studio indipendente sufficientemente completo che confronti, sullo stesso modello sperimentale:
- diversi solventi utilizzati per i pennelli;
- diversi brush cleanser;
- lavaggio con acqua e detergente;
- pelo naturale e sintetico;
- diversi tipi di cosmetico;
- riduzione della contaminazione microbica;
- e, contemporaneamente, deterioramento delle fibre, dell’adesivo e della ghiera dopo numerosi cicli.
Non abbiamo inoltre trovato una prova comparativa robusta che dimostri che l’immersione in IPA 70% sia superiore alla nebulizzazione sui pennelli cosmetici.
Questa lacuna è importante. Significa che non possiamo trasformare una preferenza professionale in una legge scientifica.
Qual è il metodo migliore per la pulizia dei pennelli da make-up?
La risposta più corretta è che non esiste, sulla base delle evidenze oggi disponibili, un unico metodo universalmente migliore.
Esiste invece una sequenza di principi che possiamo considerare solidi:
- il residuo cosmetico deve essere rimosso;
- il sistema di pulizia deve essere scelto in funzione del residuo e dei materiali del pennello;
- l’azione meccanica deve essere sufficiente ma non inutilmente aggressiva;
- il solvente deve essere compatibile con fibre, adesivo, ghiera e materiali dello strumento;
- la disinfezione, quando richiesta, deve essere effettuata con un prodotto idoneo e secondo le sue condizioni d’uso;
- il pennello deve essere lasciato asciugare completamente;
- la forma deve essere protetta durante la conservazione quando necessario;
- prima del riutilizzo può essere prevista una nuova disinfezione sul pennello pulito e asciutto.
Scelta professionale: esperienza, evidenza e responsabilità
Un make-up artist può quindi scegliere un determinato solvente perché lo ritiene più pratico, un brush cleanser perché preferisce evitare un solvente, un lavaggio con acqua e detergente perché dispone di tempo sufficiente o un numero maggiore di pennelli perché lavora in una location in cui i solventi non sono utilizzabili.
Queste sono scelte professionali. Non devono essere presentate come se esistesse una sola procedura scientificamente obbligatoria quando i dati disponibili non lo dimostrano.
Allo stesso modo, la scelta di non utilizzare un determinato solvente può dipendere dalla formulazione specifica, dalla compatibilità con il pennello, dalle regole della location o dalle preferenze professionali del truccatore. Non è necessario trasformare queste preferenze in una classifica universale di prodotti “buoni” e “cattivi”.
Conclusioni
La corretta pulizia e disinfezione dei pennelli da make-up non consiste nella ricerca del prodotto più aggressivo, né nella ricerca di un unico metodo valido per tutti.
Il principio fondamentale è costruire una sequenza coerente:
rimuovere il cosmetico → pulire → asciugare quando necessario → disinfettare → asciugare → proteggere la forma → riutilizzare.
Solvente, brush cleanser, detergente e acqua possono avere ruoli differenti. La scelta dipende dal residuo cosmetico, dalla costruzione del pennello, dai materiali, dal tempo disponibile e dal contesto professionale.
La letteratura disponibile dimostra che i pennelli possono essere contaminati, che diversi sistemi di pulizia possono ridurre la contaminazione e che il risultato dipende dal tipo di applicatore e dal cosmetico utilizzato. Non dimostra però che esista oggi un solvente, un brush cleanser o una tecnica di applicazione universalmente migliore per tutti i pennelli.
Questo è il punto più importante: conoscere le caratteristiche dei diversi sistemi permette al truccatore di scegliere con maggiore consapevolezza, senza confondere una pratica professionale con una verità scientifica.
Fonti scientifiche e approfondimenti
- Ortiz V. Effectiveness of Commercially-Available Cosmetic Cleaners on Cosmetics and Cosmetic Brushes. University of Nevada, Las Vegas, 2016. Leggi lo studio.
- Załęcki P., Twardowska J., Nowicka D., Andrzejewski W. Effectiveness of the Disinfection of Reusable Make-Up Applicators—Initial Experiences. Journal of Cosmetic Science, 2021. PubMed.
- Attar R. M. S., Imam M. A. Assessing the Levels and Types of Bacterial Contamination in Cosmetic Brushes: Implications for Beauty and Hygiene in Jeddah City. International Journal of Microbiology, 2025. Articolo completo.
- Oda S., Chinen Y., Hirosawa S., Sakai K. Measurement of the Physical Properties of Cosmetic Brushes. Sen’i Seihin Shohi Kagaku / Journal of Textile End-Uses, 2015. Articolo e dati sulle proprietà meccaniche.
Nota metodologica: questo articolo distingue deliberatamente tra evidenze sperimentali disponibili, principi generali di igiene e pratica professionale. Le indicazioni relative a specifici prodotti devono sempre essere verificate sulla loro etichetta, scheda tecnica e scheda di sicurezza e non possono essere sostituite da una regola generica valida per ogni formulazione.
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